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The Orange Beach / Press

“Un mondo senza confini, free, vintage, anni '70, sperimentale, un rock che cerca assoli acidi e dilatati e vibrazioni pulsanti che ci pervadono completamente.”

troublezine.it

“...un sano piacere di ascoltare una band che ha fatto suoi gli ultimi 20 anni di rock"”

rockshock.it

“Passione e musica ispirata per il secondo album dei The Orange Beach!!!”

Sound36.com

“Con questo secondo lavoro i The Orange Beach danno vita a 12 piacevoli brani ce fanno della tecnica e dell'amore per il rock classico i loro principali punti di forza.”

Iyezine.com

“Ascoltate “Amateurs” almeno una volta nella vita,l'unico rischio che correte è di non smettere mai più,come amanti persi; per me molto bello!”

Alligatore - smemoranda.it

“la filigrana jazzy in chiusura di “waterfall” cala la saricinesca sognante su un disco da 10 & lode, un disco livellato per voli infiniti senza mai un perché,solo definitivi.”

MAX SANNELLA - shiverwebzine.com

“Con Amateurs il quartetto riprende il suo cammino da dove l’aveva interrotto, mettendo insieme esperienze personali, viaggi, suggestioni e incontri in un lavoro estremamente diversificato e riempito con le più svariate intuizioni.”

sentireascoltare.com

“il risultato finale è una carrellata di 12 tracce dall'elevato coefficiente qualitativo e dal godibile retrogusto nostalgico,una ragnatela di pezzi che coniugano melodia e traiettorie trasversali. [...] Gran bella prova.”

Rockerilla - 01/2016

“un album abrasivo;sembra studiato per concedersi in un solo flusso sonoro,multiforme. Riff contagiosi,accordi di fender,basso,batteria. Ci si perde e ci si ritrova.”

Mucchio Selvaggio - 01/2016

“Dopo 4 anni da Fuzz You! Gli Orange Beach si confermano inafferrabili [...] Un disco deicsamente fuori moda,un gran complimento di questi tempi.”

Rumore MAG - 01/2016

“Se vogliamo l'ironia è il marchio di fabbrica degli OB e lo si vede anche dai titoli delle canzoni; sia chiaro ,un'ironia non da ciarlatani,ma da professionisti,da gente che intende il suono psichedelico come una forte ventata destinata a ribaltare gli ombrelli grigi della convenzione. Le composizioni del terzetto sono cavalcate elettriche tenute saldamente da una linea melodica sempre presente e mai banale a cui non è certo estranea la matrice mediterranea dei componenti degli OB. Un esperimento affascinante in cui,come in un vortice, una volta entrati è quasi impossibile uscirne.”

“Andiamo a conoscere gli Orange Beach degni rappresentanti della Provincia del suono, intesa come ricerca e abbattimento dei confini dove si lascia spazio infinito all’immaginario. Un luogo fatto di atmosfere roccheggianti e psichedeliche dove spesso il confine col disincanto è labile. ”

“Piccoli riflessi del Shockabilly creato dalla psichedelia di Eugene Chadbourne e compagni? Un pizzico dell’avant-gard rock del Captain Beefheart? Forse. Schizofrenia, capacità e buongusto, però, è tutta targata The Orange Beach.[...] E, nel silenzio, premerete di nuovo “play”, fidatevi. Emiliana Pistillo ”

“Dai Sea And The Cake ai June Of 44, passando per gli Storm And Stress, la band zigzaga attraverso una variegata cosmogonia di riferimenti e analogie, sempre guidata però da una cifra irriverente, che si svolge nella poesia strumentale di un grafismo sonoro aguzzo e penetrante, mai banale. /(25/10/2010) 7/10 Francesco Giordani ”

“Imponenti, giocosi, avvinazzati, come Jack Nicholson in un qualsiasi film di Bob Rafelson. Provate ad ascoltarli…lo rivedrete. l'Alligatore”

“Mi costringono a giochi di parole e improbabili paragoni perché Fuzz You! è un disco tanto diretto, immediato e godibile quanto complicato (e ingiusto) da rinchiudere nella gabbia di uno o più generi.Registrato con Kramer (Butthole Surfers, Ween, Shockabilly, Half Japanese), incaricato della produzione ma ben presto diventato una specie di quarto membro della band, Fuzz You! è un pugno in faccia di quattordici pezzi che quasi mai arrivano ai tre minuti. Lo stesso Kramer ha definito i casertani Orange Beach come una sorta di Stray Cats in acido; ma non basta. Più che il loro lato rockabilly credo che quella che maggiormente esca fuori è la componente sghemba del post-punk, in mezzo a parti improvvisate, a sfuriate di chitarra, a sofisticati arrangiamenti, a deviazioni psichedeliche.Insomma, un disco ironico, irriverente e allo stesso tempo zeppo di perizia tecnica e di fantasia per iniziare nel migliore dei modi il 2010 musicale.”

“Warning: Listening to this album can give addiction; do imagine what would happen if they play live? ”

“E' un album "leggero" e acido al tempo stesso questo Fuzz You!, in cui spesso - tra un brano e il successivo - c'è lo spazio di uno o due secondi non sufficienti a prendere il fiato. Raccoglie decenni di rock Fuzz You!, per fortuna senza prendere troppo sul serio l'intento e soprattutto senza che la band si riduca a copiare, e sarebbe piuttosto noioso in questa sede raccontarvi di tutti i riferimenti. Lunga vita.”

“DA “FUZZ YOU!” Atmosfere ruvide, fumose e psichedeliche, il rock’n’roll che si sposa col blues, ma anche con distorsioni alla Sonic Youth e morbide dilatazioni space rock. La musica degli Orange Beach ha il colore del deserto ma nasce a Salerno ed è calda, appassionata e ricca di pathos. “Quoque tu BMW” è il biglietto da visita di una band da tenere d’occhio ”

“Una certa aria scombiccherata, dietro cui si cela grande professionalità, marchia a fondo Fuzz You!, dalle cavalcate dai riverberi post-punk di “I Talk To The Wine” sino al primo pezzo cantato, “Cwhawha”, scheggia di meno di un minuto. Break malinconico dai risvolti post-rock – e solo rock nel finale - con la splendida “Fairies Wear White Shoes”, assolate e folli incursioni in territori Calexico “Barbon” e “L’Abbaye De Thélème”, si insinua tra la polvere di un southern drogato “Ghost To Ghost”, mentre son muscoli garage in bella mostra “Ernest’s Fear” e “Exotic Thrills”. Con l’ironia a fare da guida, Fuzz You! porta a casa tutti i punti possibili e anche mezza stella in più.”

“Il trio campano opta per una spumeggiante, ruvida ed elettricissima miscela di post punk, rock’n’roll, psichedelia e immaginario da colonne sonore, tanto che l’idea di base è che ciascuna delle quattordici tracce in scaletta accompagni le scene di un ideale lungometraggio. Ci si divide così tra schegge estremamente concise a episodi più articolati, tra canzoni vere e proprie (l’impetuosa “Hey! Oh! Eh!” d’apertura, il pop schizoide di “C Wha Wha”) e coinvolgenti strumentali (l’irresistibile “BdS (Bar del sole)”, una “I Talk To The Wine” vagamente alla Calibro 35, una “Country Billy 2” che a dispetto del titolo evoca un garage passato sotto acido, le malinconie finemente cesellate di una “Fairies Wear White Shoes” che sembra sorridere nel titolo ai Black Sabbath, le trame surf-jazzy di “Barbon”). Divertimento di grande spessore. ”

“Over the course of 14 tracks, ranging from less than a minute to four-and-a-half-minute plus, the trio tackle numerous strains of rock all under the umbrella of the arpeggiated chord. Post-punk, psychedelia, bluesy rock and funk all find a home on the group’s mostly instrumental debut album. With titles like “Fairies Wear White Shoes,” “Ernest’s Fear” and “I Talk to the Wine,” The Orange Beach are not out to create somber, introspective “serious” music, but no matter. A thorough and diverse update of classic rock ‘n’ roll makes this one worth it. ”

“Naturalmente non è un disco easy-listening, ma nel contempo non appartiene a quella categoria di full-lenght fruibili soltanto da una nicchia di appassionati. Garage, punk, jazz, influenze stoner e una certa vena psichedelica convivono felicemente in questo lavorone, che ricorda al sottoscritto le uscite SST della seconda metà degli anni ottanta. 14 pezzi 14, per lo più strumentali ma a tratti forieri anche di ottime linee cantate, per un insieme imprevedibilmente abbastanza omogeneo e orecchiabile, con impressione di continuum sonoro. Gli Orange Beach fanno tesoro delle loro origini come jam session band, e contemporaneamente scelgono di non tradirle mai del tutto, piantando – per quanto mi riguarda – un centro secco nel tabellone delle freccette. Consiglio spassionatamente l’acquisto di “Fuzz you!” (di cui – tra le altre cose – apprezzo molto l’artwork, minimale e pop al tempo stesso) a qualsiasi lettore della Lama che abbia già superato la fase adolescenziale. ”

“ C’è da dire che Kramer ha fatto ottimamente il suo lavoro: il disco suona bello grezzo, senza fronzoli e diretto, rock’n’roll nel senso migliore dell’accezione, e quanto mai americano nei sapori e colori, ma per nulla banale e povero di soluzioni, e probabilmente il produttore ha saputo esaltare al meglio la componente musicale dei Nostri più vicina proprio a band come i Butthole Surfers o i Fugazi di End Hits, quelli in cui la furia dell’hardcore veniva coniugata a un maggiore eclettismo nella scrittura dei brani (si ascolti l’ultima eponima canzone), oltre che a una palese autoironia e a un clima da divertimento e spasso che effettivamente nelle 14 canzoni del disco appare chiaramente. ”

“Ween meets Stray Cats on LSD!”