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PULVIS ET UMBRA / Press

"Implosion of Pain" is as dramatic and atmospheric as it is aggressive. Although I myself am not a connoisseur of Death metal, I did find that there were many interesting musical moments on this release. The opening track, "Lift Off" is primarily an intro for the second track, "Lost Moon". I found it unusual because it is a sound collage of audio samples and effects set to electronica. Not a single guitar note, and certainly not metal! Then "Lost Moon" kicks in with a pounding ferocity and some very cool little musical parts interjected throughout. That said, I'm not a huge fan of the vocal delivery here. I like to think that I'm pretty open minded to all styles of vocals. But I found that the wavering cadence of both the distorted and (barely audible) spoken vocal track were detracting from rather than complimenting the music. There's a lot of creativity happening on "Implosion of Pain" and that makes it an interesting album. There no shortage of talent here.

“Il disco si apre con un'introduzione strumentale elettronica che ci lascia leggermente insospettiti, una serie di campionamenti si sussegue sostenendo dei parlati campionati che non ci danno modo di capire il genere su cui verterà il lavoro, la suspence si crea perfettamente prima dell'inizio, prima che "Lost Moon" parta diretta come un treno lanciandoci contro una sferzata che ha poco di death metal e fin troppo di metal core. Lo stile compositivo è tutto sommato dinamico e coinvolgente, ma a minare profondamente questo album sono i suoni adottati: l'estro creativo di Damy viene letteralmente smorzato da dei suoni troppo finti. E' solo la voce ad avere il giusto risalto lanciandosi sui nostri timpani come uno screaming ossessivo dal tratto decisamente metal core e che a sprazzi ricorda anche le voci malsane e vampiresche di Dani Filth. Le canzoni contenute in Implosion Of Pain fanno trasparire un musicista dotato e che merita tutto il rispetto che va riconosciuto ad una one man band”

“I quattro lombardi propongono un thrash/death dalle tinte -core estremamente moderno, che pur prendendo spunto dalla tradizione del Nord Europa, riesce a suonare abbastanza personale. Il combo non si limita infatti a seguire pedantemente le orme già tracciate da realtà ben più affermate, cercando di dare un'impronta più originale e personale alla propria musica. Per capire bene ciò di cui si parla, basta spingere il tasto play e lasciare scorrere i brani che compongono la tracklist. Le canzoni paiono ben articolate, estremamente dinamiche e dotate di arrangiamenti gradevoli quel tanto che basta a non annoiare. A rendere il tutto più divertente, ci pensano delle leggere venature thrash-core e groovy che conferiscono maggior freschezza alle composizioni. 'Reaching the End' è un album gradevole che riesce a regalare qualcosa in più di una semplice manciata di canzoni gradevoli. Qual'ora i Pulvis et Umbra decissero di aggiustare il tiro destare l'interesse di un pubblico ben pi”

“Delle differenze di sostanza rispetto al 2012 ci sono. Se le linee vocali permangono grattugiate e sofferte (tra il black ed il "core" metal), il sound si fa più compatto, meno votato a divagazioni, sperimentazioni e dinamicità di soluzioni offerte. L'impronta deathcore si stende un po' su tutte le composizioni, dando da una parte omogeneità, e togliendo dall'altra quella visione verticale e maggiormente sfaccettata che "Reaching The End" dimostrava di avere. Senza ombra di dubbio i Pulvis Et Umbra sono sinonimo di metallo estremo, tanto nella concezione quanto nella esecuzione, oggi più monolitica, anche se arrivano insperati momenti melodici, magari in fase di assolo. "Psicostasia" in tal senso funge da camera di decompressione per l'assalto tra prima e seconda metà del disco (che ospita il vertice dell'album, anche perché maggiormente variegata: "Lullabye").”

“Metalcore is perhaps one of the most over-saturated and clichéd subgenres in the spectrum of Heavy Metal. In the wake of the originators of the genre came many bands that tried to emulate and even copy them, leading to a mass of unoriginal and uninspired bands coming up throughout the 2000's. Luckily for us, Italy's PULVIS ET UMBRA do not fall into this category. Forming in 2001, they are perhaps one of the earliest bands of the genre, and managed to create their own sound, which has endured long after the genre began to die out in the wake of Deathcore. After a period of relative inactivity between 2007 and 2012, the band have put out two albums in quick succession, the latest being "Implosion of Pain". This album has a lot of great elements in it, and it could very well be the best Metalcore release of the year.”

“This is the "brainchild" of just one musician - Damy Mojitodka - who has also taken part in other thrash metal formations (Metayer, Human Shield, etc.) around Italy. On this project he focuses on modern sterile thrash which can be quirky and semi-progressive ("End of Emptiness"), but more often is it brooding and doomy (the excellent Oriental "Psicostasia"). There is a certain industrial vibe going through the album which reaches early Fear Factory-sque dimensions on the closing rager "Look Through the Eyes”

THRASH METAL GUIDE

“Una band che suona questo genere o la ami o la odi: nel mio caso li ho sempre apprezzati molto e ancora una volta hanno colpito nel segno. Ancor prima di ascoltare l'album colpisce l'artwork di copertina con questo intrecciarsi di colori, come se si stesse tessendo una figura concentrata in se stessa. Dieci tracce di cui la prima “Lift off” un intro che anticipa l'intero album, un lavoro energico e pieno di grinta per tutta la sua durata. Riff potenti di chitarra, su uno stile anche doom se vogliamo, riempiono ogni brano garantendogli quella potenza che questo genere vuole. Brani interessanti e ben costruiti ce ne sono, se si prendono come esempio “Psicostasia” , caratterizzato da melodie orientaleggianti, una componente che rende il percorso dei Pulvis Et Umbra ancora più particolareggiato all'interno di “Implosion Of Pain”. Non poteva mancare la traccia che da il nome all'album: “Implosion of Pain” , brano che, come giusto che sia, è stato caricato di potenza”

Vanessa Galati - ALONE MUSIC (ita)

“Doch weit gefehlt, bei „Lost Moon“ lassen die Jungs dann schon die Sau raus, zwar nicht total umwerfend, aber doch recht ordentlich mit einem gehörigen Drive nach vorne wird das Stück im Up Tempo gebolzt und hat eine ordentliche Portion Abwechslung und Kickin' Riffs. Bei „End of Emptiness“ ist mir das teils moderne Gefrickel einen Ticken zu sehr mit integriert, doch auch hier schafft es die Band, mit Tempowechsel und Breaks eine saubere Stimmung zu verbreiten. Bei „Implosion of Pain“ kommt neben der Moderne auch noch ein tighter Groove hinzu und nach einem melancholischen Beginn geht „...'til It Keeps Me Awake“ erst vertrackt, dann heavy und im Solo auch melodisch voran. Das instrumentale „Psicostasia“ zieht sich in meinen Augen zu lange dahin, ist aber dank der Keys nicht übel und könnte bei der richtigen Grundstimmung auch für einen Horrorstreifen verwendet werden.”

Jochen Strubel - FFM ROCK (de)

“It’s this variety and breadth of sound that makes the album so good – and all the more impressive being the work of one person (musically, with the help of Alessandro Tuvo on mixing/mastering duties). The one thing is it is, is unrelenting. Harsh screamed and guttural death metal vocals abound, with guitars that change from crunching rhythm to strident wails at the drop of a hat. Drums and bass keep a fast and heavy rhythm from start to end. This isn’t just an album to put on in the background, this is one to listen to and get involved with. Stand-out tracks for me are “Implosion of Pain” for it’s brilliant groovy intro and “Lullabye”.”

“Sicuramente migliorato rispetto all'esordio è oggi il sound del gruppo, un death/thrash metal molto brutale e dall'approccio moderno, che assicura al fan in ascolto una decina di brani mozzafiato, senza un calo, super estremi e da headbanging furente. Particolarmente vario e riuscito è il songwriting, che poggia solido su una bella prova tecnica del leader Damy, particolarmente a suo agio alla chitarra (alcuni riff, massicci e compatti, hanno un groove non da tutti!), e alla voce, con una serie di growl e scream tra brutal, death metal, thrash e hardcore di una rabbia e potenza micidiale. Però, la mancanza di componenti stabili mina, purtroppo, tutto quello che concerne la sezione ritmica, e una fredda e anonima drum machine non permette al disco di volare alto fin dove potrebbe. Sono dettagli, è vero, ma sono quelli che rendono grande un disco; Tracce dannatamernte efficienti come End of Emptiness, la title track, Soul Vertigo o la finale Look Through The Eyes meritano calore uma”

“When you hear a metal artist is a one-man band, the assumption is that the genre will probably be black metal. Not the case with Pulvis Et Umbra and mastermind Damy Mojitodka. His second album Implosion Of Pain blends thrash and death metal. The songs have a lot of ebb and flow. There are dense death metal sections, galloping thrash riffs, groovy parts and some shredding guitar solos. The tempo and intensity shift constantly,but Mojitodka's throat-shredding vocals are always at full throttle. His screams and growls add extremity and emotion to the album.”

“Cominciando propio con un intro elettronico Lift Off, Damy comincia subito a pestare con “Lost Moon”, diretta, incisiva, voce straziante e ottimi assoli che fanno subito capire la sua nuova direzione. End Of Emptyness, sembra rallentare i ritmi forsennati ma guadagna in pesantezza, Implosion Of Pain, un inno al thrash metal più cibernetico e dalle tinte industrial. Til It Keeps Me Awake, sicuramente uno dei pezzi migliori grazie alla sua corposità death, correlata ad assoli sinistri e brillanti, Psicostasia, una preghiera mortuara in egizio, tempi thrash e l’ inserimento di strumenti come il violino ed il sitar, un pezzo diverso e dal sapore orientale. Soul Vertigo, pezzo in mid temp dove le vocals trainanti di Damy diventano il motore dell’intera struttura, si passa ad Ordinary Scars, una chitarra ipnotica, per proseguire con un death più melodico e ragionato, concludendo poi con un malinconico arpeggio acustico. Lullabye, un pezzo che ti scava dentro tra acida e malinconic”

“Dopo la breve intro, tocca a “Lost Moon” ad aprire le danze con un riff veloce ed aggressivo, sovrastato dai rabbiosi growls. A metà brano, una partitura melodica e semi acustica introduce uno stacco in pieno stile thrash metal dei gloriosi anni ’80. La successiva “End Of Emptiness” incorpora sonorità tipiche del death Scandinavo, donando un tocco di melodia che bene si mescola con l’assalto perpetrato. “… ‘Til It Keeps Me Awake” alterna ritmiche veloci e massacranti a rallentamenti repentini e riffs stoppati. Interessante il brano “Psicostasia”, strumentale introdotta da una preghiera Egizia e interamente costruita su melodie Mediorientali. Mojitodka preme nuovamente il pedale sull’acceleratore nella devastante “Soul Vertigo”, caratterizzata da riffs intricati e da un drumming trita ossa. Altro brano particolare si rivela “Lullabye”, mid tempo con diverse aperture melodiche che si stagliano su ritmiche pesanti e cadenzate. “Look Through The Eyes”

“Sehr schön spacig geht es mit dem intro "Lift Off" los, das uns in die spharen des weltalls entfuhrt. Was man da noch nicht wissen kann, ist, dass mit sem zwetein song "Lost Moon" bereits das inferno losgetreten wird. Die schnittmenge, das italienische auf seinem zwetein album beschreitet, belibt im raum zwischen deat un thrash metal mit deutlichem schwerpunkt auf ersgenanntem stil. Die zehn songs sind sicherlich fur szene fetiscisten ewtas, aud dabei kann man den jungs keine spieltechischen mangel vorwerfen. Die einzige ausnahme, was die abwechslung betrifft, ist der sonf "Psicostasia", der zunachst mit einem gesprochenen intro beginnt und spater etwas doomig daherkommt, Im weiteren verlauf etwas schneller wird und durch die streicherklange noch ein wenig verstorende atmosphare bekommt. Dennoch bleibt das album ziemlich eindimensional in der death metal schiene, one wirkliche honepunkte zu bliden, sodass fast nur sammler auf ihre kosten kommer werder. 7 Punktes”

“Due demo all’attivo e successivamente questo primo album per i Pulvis Et Umbra, combo lombardo dedito ad un death / thrash / black metal che oltre a pestare dannatamente ha sapientemente saputo inserire parti melodiche e assoli di tutto rispetto. Strumentalmente parlando, la band si dimostra compatta e priva di sbavature; song tirate come Lying To Yourself, Wrath And Sorrow e Architects Of War dispongono di una forte attitudine thrash metal, mentre Kosmonaut sembra attingere dalla scuola Opethiana. Procedendo con Portaits Of Myself e Hope In A better Afterlife tocchiamo anche qualche influenza gothic per la prima e atmosfere più sinistre (per via dell’uso delle keyboards) nella seconda. La song più standard del lotto rimane The Price Of Trust. Attendiamo di poter ascoltare il nuovo album"”

“Pulvis Et Umbra play Thrash and Death metal , merged with other style elements. This album must be listened with much attention, paying this attention to the core and forgetting that the sound "could have been better". This is a very interesting band which plays a raw and implacable music, whose vocals can growl and scream, whose drumming kicks ass , whose guitars are scorching. Pulvis Et Umbra aren't innovative but very angry so that music sounds rearranged and transformed and, above all, the extreme styles are merged and embellished with some unexpected elements (like Metalcore ). Wrath and Sorrow (track number 2 of the album) is the best and most inviting example. I am quite satisfied of this album (even if the band needs a better producer): let's appreciate again the rawness of the underground.”

“Pulvis Et Umbra sounds like Lamb Of God in their old days but these Italians aren’t as progressive and not as thrashy as LoG, but way more into traditional death metal and metalcore. Their compositions have very great riffs and drumming is excellent! Plus vocalist Stefano really does sound like Randy Blythe. Band made a debut album with some pretty solid song material, but didn’t really get to finish this cake into its perfection. It’s still VERY raw and not too pretty. I’m afraid many metalheads will skip listening to this because of the quality of the sound, especially the younger ones who may not be used to metal records sounding so primitive and ‘not-so-hifi’. I will rate this album based on the song material though. The next album I really hope to be better in every single way, because this band sure has potential!!!”

"Italians Pulvis Umbra Et insurance will not surely remember in the annals of death / thrash metal for having achieved one of the best extreme metal productions. Quite the contrary , the style holds this quartet smells like a halfhearted attempt, starting with a sound bit accomplished and consistent between different levels of intensity with which they have been recorded each one. This not to mention its strange musical style in which some ideas border from progressive ( " Kosmonaut " is one of the best examples) to other ones in electronic details ("Wrath and Sorrow " and " Portrait of Myself" ) but coupled to the sound of guitars and drums do not quite jell as it should have been. Improving the sound I have no doubt it will be much more interesting overall proposal from the band."

MUNDO ROCK Zine (Cile)

“Interessante progetto proveniente dalla Lombardia, Nel 2012 esce “Reaching The End”, primo full lenght di stampo thrash-death metal prodotto dalla Abwesend Records. Il disco è un debutto con fiocchi: sonorità thrash della vecchia scuola, molta bravura soprattutto nell’estensione vocale del cantante capace di passare dal growl allo screaming in tutta tranquillità. Non mancano le sperimentazioni, come in “Wrath and Sorrow” dove lo sporco del riff viene ripulito a tratti da arpeggiate nu-metal; “Kosmonaut” mi ha tanto ricordato le sonorità degli indimenticati S.O.D.; la title track “Reaching The End” è di pregevole fattura thrash metal, e fa sempre piacere ritrovare in una produzione del genere. Non mancano alcune sbavature, dovute al fatto che si tratta di un debutto e legate soprattutto alla registrazione, ma in fondo un po’ di raw footage si deve avere nella propria produzione d’esordio e nonostante ciò i Pulvis et Umbra regalano un debutto nel complesso be”

“Está claro que PULVIS ET UMBRA buscan transmitir crudeza y agresividad, a pesar de que también hacen uso de algunas melodías, pero la producción deja bastante que desear ya que ni suena a vieja escuela ni tampoco es nada moderno, básicamente es un sonido maquetero para una colección de temas que tampoco es que estén muy elaborados técnicamente. De hecho en “Reaching The End” tan solo podemos ver un lado positivo, que es esa atmósfera underground tan cruda que la banda ofrece, lo demás son solo ideas en potencia que seguramente se hubiesen podido desarrollar bastante mejor echándole más horas de trabajo y contando con más medios. “Reaching The End” no revolucionó el panorama extremo musical en su momento, ni tampoco lo va a hacer ahora, pero si quieres buscar bandas dentro de la parte más subterránea del Thrash / Death Metal aquí tienes una propuesta agresiva y primitiva de la mano de PULVIS ET UMBRA.”

NOIZZ webzine (es)

“Autori di un death metal che incontra alcune delle trovate tipiche del black e del thrash metal, gli italiani Pulvis et Umbra hanno dato alle stampe nel 2012 il loro album Reaching the End. Al di là di una qualità complessiva dei suoni e degli arrangiamenti piuttosto bassa, questo quartetto di musicisti si cimenta in una prova sicuramente sufficiente, sia a livello tecnico che a livello compositivo. Gli otto brani che compongono la tracklist sono infatti tutti ispirati e complessivamente riusciti, con qualche picco qualitativo toccato da tracce come Wrath and Sorrow e Hope in a Better Afterlife, e di contro qualche leggero calo. Ho apprezzato comunque l'approccio globalmente originale che questa band ha nei confornti del genere death, seppur credo che sia possibile una ulteriore evoluzione musicale verso una proposta ancora più personale. Resta per il momento tra le mani un buon prodotto, forte del pregio di lasciarci intravedere buone basi su cui il gruppo potrà lavorare in futur”

Jacopo Mezzano - ROCK METAL ESSENCE (ita)

“Una band che fa di una citazione del poeta latino Orazio il proprio monicker potrà mai dedicarsi a sonorità death/black metal? La risposta è si, i lombardi Pulvis Et Umbra infatti, al debutto sulla lunga distanza dopo un paio di demo, pestano duro da subito, ovvero la opener "Lying To Yourself", evidenziando trame vocali in screaming di stampo black, distese su un tappeto deathcore che non lesina una certa estrosità di soluzioni. Ai Pulvis Et Umbra decisamente non piacciono le soluzioni facili, come rivelano certe influenze derivanti dalle band death/prog che hanno tracciato la via nei '90s. A livello produttivo, l'album non mostra una registrazione eccellente, la qualità dei suoni è certamente migliorabile, e la batteria in particolare mostra un'eco robotica ed un taglio molto secco che ne abbatte un un po' il potenziale. Un buon lavoro da ascoltare e riascoltare per carpirne le disparate influenze e soprattutto la qualità dispensata a piene mani (non d'immediata assimilazione”

“Ho avuto modo di sentire la band sia su disco che in fase live quindi - parlo per me - posso in parte perdonare la qualità audio dell'album in questione. Ebbene sì, per quanto interessanti siano le idee proposte all'interno del platter il missaggio/mastering di questo CD rende difficile assimilarne il contenuto. Veniamo ora al disco; etichettarlo come thrash/death potrebbe risultare riduttivo in quanto alcuni episodi possono meglio accostarsi a ciò che oggi viene definito da molti come nu-metal (prendiamo il riff principale di "Kosmonaut") mentre altri richiamano influenze più black o brutal ("Wrath And Sorrow" e la titletrack "Reaching The End") fino a sfociare in accenni hardcore ("Lying To Yourself").Non mancano inoltre brevi inserti di elettronica synth e qualche clean guitar ... insomma un cocktail che poteva risultare davvero azzeccato se solo la produzione audio fosse stata più adeguata, ad ogni modo lo consiglio ad amanti del sound metal anni '80 rivisato con nuove idee.”

DeBaser

"Le idee di fondo che si trovano all’interno di “Reaching The End” non sono per niente male e, anche se riprendono spesso e volentieri da realtà ben più note, riescono a barcamenarsi facilmente tra pezzi più tendenti al Thrash e altri più Thrash-Core con scelte di ritmi e groove di chiara matrice americana. Per quanto riguarda l’animo Death Metal, i Pulvis Et Umbra, scelgono evidentemente lo stampo più moderno fermo restando che qualche sfuriata vecchio stile viene ogni tanto riproposta seppur con qualche piccola imprecisione facilmente soprassedibile. La produzione audio non rende giustizia a nessun brano contenuto nel platter ed uccide costantemente le chitarre che si trovano a dover letteralmente soffocare per dei bassi troppo accentuati, sonorità eccessivamente secca, voci ma soprattutto cori piatti (“Portrait Of Myself”). ciò non toglie che con una produzione audio migliore le cose sarebbero state ben diverse."

METALWAVE (IT)

"Debut album dalle tinte fosche e con un velo di pazzia per i lombardi Pulvis et Umbra. Reaching the End si propone come un disco dalle influenze thrash senza disdegnare punte di hardcore che rendono più marcia, ma soprattutto più efficace, l’intera opera. Punto di forza del quartetto la funambolica voce che passa con facilità da growl a scream rendendo più oscura l’intera composizione. I riff delle chitarre non disdegnano alcune punte melodiche con l’effetto di spezzare i brani più potenti e riprenderli con ancora più vigore, dando un singolare dinamismo al tutto. La sezione ritmica completa questo lavoro fornendo la giusta velocità a un progetto che ben si inserisce nel genere sopracitato: il vorticoso ed inarrestabile incedere della batteria rinforza il laconico grido di rabbiosa insofferenza che traspare dai testi. Nonostante l’opera sia concepita in maniera tale da convincere la produzione ne rende difficile l’ascolto, che altrimenti sarebbe da ascoltare ‘tutto

ALONE MUSIC (IT)

"I Pulvis Et Umbra eccedono nel cercare un suono sporco, ottenendo un risultato che sarebbe più adatto a un prodotto grindcore: purtroppo quando i ritmi si alzano e la batteria pesta duro le chitarre risultano affossate, mentre paradossalmente il basso tende ad emergere. Difficile, dunque, che ciò non si ripercuota sulle sorti dell'album. Il disco di per sé non sarebbe male. 'Lying To Yourself' soffre un po' in partenza poi si riprende con qualche fase di stop&go, 'Kosmonaut' non è particolarmente accelerata e si mette in luce con un riffing interessante ed avvincente, 'The Price Of Trust' ci mostra una voce che sa essere feroce e tagliente al punto giusto giocando su varie impostazioni. Due tracce, nella fattispecie 'Wrath And Sorrow' e 'Reaching The End' godono di un suono migliore rispetto alle altre. A conti fatti i Pulvis Et Umbra si troncano le gambe da soli, facendo suonare 'Reaching The End' come una release anni '80. Il lato positivo è che basta davvero poco per migliorar

ITALIA DI METALLO (IT)

"The Italians gamble in a rough mix of thrash and death metal. The whole season with some black metal quotes and build from time to time a few progressive elements with a. But now we come to the problems of this CD. Once you have the feeling, the various bands at the beginning here. This is because these are the songs produced completely different. Time of a song sounds completely dull, the others are clear again. The dynamics varies completely back and forth. Depend on none of the songs is really well produced. While one still finds in "Portrait Of Myself" or "reaching the end", with some good sake a useful riffs and hooks, the next song "The Price Of Trust", which unfortunately also runs through to the end of the album. In addition, the singer, who is not bad actually, just can not decide whether he will growl or black metal should technically work."

CRAZY UNITED (DE)

"The sound spills the contrary the (dis-)listener heavy transport-wise, is called "reaching the end" and longs 34 minutes and 29 seconds. Despite the soundscape is evident that these four musicians are capable of holding their instrument making good song structures, grooves and one or the other to hear nice melody, for example in "Hope In A Better Afterlife" Not only that, the drums is like a rickety wooden oak and the guitar sound about as sophisticated as H2O molecules in a monsoon rain - no, you have the feeling that every song is produced differently. Times one hears Stefano almost not bad at all ("Lying To Yourself", "Cosmonaut"), then you have landed the feeling that the entire system would be behind a concrete wall so the sound appears as clogged."

METAL1INFO (DE)

"PULVIS ET UMBRA are active since 2001 and have so far 2 demos (2006 and 2007) to bring out, grab a deal and come now with their debut around the corner. The combo from Italy has already hit some members change behind everything, and now as a quartet around the Ecke.Und the boys themselves have no limit and limit themselves so that their influences openly frittered wird.Irgendwie they mix death metal with thrash metal, in the sense that a certain amount of metalcore and a lot of ideas. This sounds all very hectic and sometimes progressive, but they always come to the point. Are always exaggerated, but also catchy, especially rhtyhmisch. The Italians put a sophistication to the day that you do not hear every day. Gordeon Music Promotion sells her work in Germany and emphasizes the "various neckbreaker - beats and riffs." Yes, and it's just as well. The songs somehow make only mood, partly meadow could have held is a little faster, but otherwise they

POSSESSED Magazin (DE)

“Verehrte Entdecker entdeckenswerter Bands! PULVIS ET UMBRA stammen aus dem in Sachen Extrem-Metal schon immer verdammt originellen Italien. Die Kerle paaren Thrash- und Death-Metal-Power mit Spielwitz, einer heftigen Dosis Energie und einer unbändigen Hektik, die so manchem Platzhirsch den Herzschrittmacher aus dem Rhythmus bringen wird. PULVIS ET UMBRA kennen die Roots der Szene, beweisen sich mit diversen Nackenbrecher-Beats und –Riffs, sind jedoch ebenso in einem wilden Prog-Universum zuhause, das aber ebenfalls einen Bogen um allzu ausgelatschte Pfade macht und mit massig Herzblut überzeugt. Wir freuen uns über Reviews und die dazugehörigen Belege. PULVIS ET UMBRA stehen zudem gern für Interviews zur Verfügung. Wir freuen uns über Euer Interesse!”