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Verily So / Press

"Piccolo delizioso split con due band lontane geograficamente e vicine musicalmente che giocano a scambiarsi e reinterpretare canzoni. Livorno-Rimini andata e ritorno cullato nell’ascolto. Perché Girless & the Orphan e Verily So non sono per niente due gruppi diversi. Abbiamo conosciuto le uscite fulminanti di entrambe le band lo scorso anno, che da perfetti sconosciuti hanno saputo ritagliarsi una fetta della torta alle mele che abbiamo al posto del cuore. (segue link)"

“Stop Records non smette di stupire attraverso le produzioni di buona qualità che rilascia periodicamente ma soprattutto fruibili da subito in quanto tutte accomunate dal marchio “Free download” (e ti consiglio di fare una ricerca, anche qui su Shiver, per tastare di persona i gruppi promossi dalla label romagnola). Ultimo in ordine di tempo è lo split album che vede coinvolte due giovani band che da un po’ di tempo sono sotto l’orecchio attento di ascoltatori e critici musicali, nello specifico mi riferisco ai Girless & the Orphan ed ai Verily So: (segue link)”

“I più attenti e fedeli lettori di Musiczoom li conoscono già da un pò, ma mi va di presentarli di nuovo. Si chiamano Verily So, vengono da Cecina e li adoro così tanto che suoneranno al più presto al mio matrimonio. Dopo averci deliziato con il loro esordio omonimo dello scorso anno, eccoli di nuovo qui per uno split insieme ai Girless & The Orphan, dotatissimo duo romagnolo senza calzini che ha già pubblicato due album per Stop Records, il cui patrocinio si estende anche a questa uscita. E sono prorpio i Girless & the Orphan ad aprire il disco con una godibilissima e funzionale cover degli stessi Verily So, la formidabile 15 years, che chiudeva il disco ed apriva al mondo il nostro cuore. Shakerati per bene, i Verily ricambiano il favore con la cover di Dura Lex Sed Luthor, ingentilendola con la splendida voce di Marialaura (segue link)”

“Lo "split" a chi diavolo è venuto in mente? V : Ivan Tonelli, boss della Stop Records, è l’artefice dell’idea split. Noi e i Girless c’eravamo già conosciuti e apprezzati in una data insieme qui in Toscana. Per divertimento e per esperimento avevamo poi mandato a Tommaso (Girless) una cover di Dura Lex, quello può essere stato il primo passo. Ci piace molto trasformare i pezzi che ci piacciono in nostre canzoni! G: A quel rompicoglioni di Ivan Tonelli, è davvero un cagacazzi, ma gli voglio un mondo di bene perchè è stato il primo insieme ad Andrea Muccioli, l'altro boss della Stop, ad aver creduto in noi. Poi noi ci abbiamo messo del nostro assieme ai Verily per renderlo speciale, e spero che sia stato un tentativo fruttuoso. (continua nel link)”

“Everyday Is a D-Day: Girless & The Orphan/Verily So Girless, nell’intervista di pochi giorni fa, ci aveva anticipato l’incredibile sintonia venutasi a creare con i Verily So, durante le registrazioni di questo split EP. Parole che trovano conferma nelle due tracce suonate assieme, Everyday Is Like Sunday e I Guess You Knew, dato che paiono eseguite da un solo supergruppo, perfetta via d’incrocio tra le sonorità delle due band. Poi le rispettive cover: 15 Years dei Verily So, reinterpretata, diventa un delicato inno folk, mentre Dura Lex Sed Luthor dei Girless & The Orphan si trasforma in una contagiosa ballata dai toni sixties, con la bellissima voce femminile in primo piano (e aveva ragione Girless, forse questa versione é persino più bella dell’originale!). Uscito in download gratuito sul sito della Stop!Records dopo un countdown via facebook, questo split dimostra che é valsa la pena di attendere. Questi sono due dei migliori gruppi indipendenti italiani, signori!”

“La cosa positiva dopo aver ascoltato questo genere di lavoro è quella che ti ripercuote in testa da tempo e cioè che la musica Italiana non è mai stata così bene. Una cosa che amo particolarmente durante l'ascolto di un disco è il fatto che abbia tutto un suo filone, quasi come se ti venisse a raccontare una storia, quindi non si parla di colonne sonore ma di veri e propri racconti musicali, una bella sensazione fatta da questo trio polistrumentale di Cecina. Confezionato questo complimento equilibrato, mi sbizzarrisco raccontandovi quello che dice la musica ma soprattutto gli scenari che si vedono all'orizzonte con queste note: allegria, malinconia e perfino della flebile "lussuria"( è come se facessero l'amore con la musica per intenderci). Piacevole come non mai, se non fossero Italiani avrebbero avuto un Hype decisamente superiore, grazie al cielo esistono ancora questo genere di dischi . Eccelso. ”

"plusless Ora, immaginiamo per un attimo che tra le colline toscane, da cui si percepisce il mare, s'incontrassero un giorno, chessò, in un'osteria da quattro soldi o sulla porta di un Circolo per ubriachi, Samuel Beam e gli Arcade Fire; immaginiamo che, da quelle parti, ci sia una chitarra, e che sia Beam che gli Arcade quella mattina - coincidenza memorabile - abbiano fatto il pieno dell'intangibilità degli Slowdive, la patologica sensibilità di Nick Drake, e l'accurata ruvidezza di J Mascis: ecco, da quest'incontro, dal tentativo di improvvisare qualche verso di fronte a un Sassicaia, quel che verrebbe fuori sono i Verily So... (segue link)

" i Verily So son davvero di più di un’etichetta. Loro la scavalcano e la dominano con le emozioni che riescono a trasmettere. Il tutto aggiungendo un pizzico di autonomia e consapevolezza, che insomma, non guasta mai. Dopo un primo ascolto un po’ ostico, l’album ha cominciato a scorrere dentro di me con una facilità inaspettata. I ritornelli caratterizzano la consolidazione effettiva di una “canzone” che acquisisce la connotazione più positiva del termine, il sound è a tratti sognante (“Ordinary Minds”) ed a tratti grintoso (“All I See Is Gray”) con due voci che, sebbene viaggino su due lunghezze d’onda diverse, riescono a trovarsi e completarsi in ogni occasione. Queste riescono quindi a creare un variegato vortice musicale, prima con la straordinaria, romantica e quasi sensuale voce di Marialaura Specchia, poi con quella più à la folk e più ruvida di Simone Stefanini (“Ballad”).... (segue Link)

" Indie band movement on Italy is very awesome, so many new band with high quality musical taste is arise, Our friends Simone send us a short introducing about their band, the name of the band is Verily So.... a trio from Tuscany, Italy, composed by Marialaura Specchia (Vocals and stand up drum), Simone Stefanini (Vocals and guitars) and Luca Dalpiaz (Bass and backing vocals). After a demotape as duo, (Mari and Simo), Luca joined the band and in the early 2011 Verily So wrote and recorded first album, self titled Verily So, licensed in june 2011 with the indie label Inconsapevole Records. Verily So have very good reviews from italian magazines, webzines and blogs, their main influences are pretty various, from Arcade Fire to Low, from Swell Season to Black Mountain... (segue link)"

"Uno dei nomi più belli scoperti questo 2011. I Verily So hanno dalla loro molte qualità: sanno scrivere canzoni importanti, sanno evocare paesaggi mentali a dir poco immaginifici, sanno dare il giusto peso alle cose (soldi, contratti, il posto che deve avere la musica nella vita di tutti i giorni). Finalmente li abbiamo intervistati. Di Fausto Murizzi. Partiamo, com'é logico, dai fondamentali: a chi di voi va il merito di essersi dati un nome come Verily So e perché... Simo: Era il titolo di una foto che mi affascinava, con una didascalia apocalittica. Ho poi scoperto che quelle parole volevano dire: "in verità è così", in inglese arcaico. Era il manifesto ideale per il nostro neonato progetto.... (segue link)"

"Verily so apre con “Wax mask”, traccia dal retaggio folk, colorata dalla bella interpretazione vocale di Marialaura, canzone elegante e ben armonizzata, ottima per iniziare il viaggio nel mondo Verily. Si prosegue con un crescendo di suoni e melodie, senza mai dare cenni di cedimento, grazie anche all’uso delle due voci quella di Marialaura molto melodica ed elegante, e quella di Simone più’ graffiante e ruvida, senza trascurare l’importanza della struttura compositiva della band che gode anche di un nuovo musicista rispetto alla line up passata (Luca Dalpiaz al basso). I brani sono tutti potenziali singoli. Colpisce, fra le atre ballads, “Summer 89″, song sporca al punto giusto tanto da ricordare i migliori “Dead brothers”. “Will you marry me”, se l’avessero composta i vaselines, qualche band famosa negli anni 90 l’avrebbe sicuramente coverizzata. “Of stars”, bella nel suo crescendo chitarristico e... (segue link)"

"Cantano in inglese con uno stile pieno di personalità, vario e colorito. Mentre scrivo ascolto “Ballad”, un pezzo a base di chitarra acustica stoppata, quello che credo sia un kazoo e una voce calda e profonda, in pieno stile post folk. Ma la punta di diamante dell’album è certamente Wax Mask: una chitarra elettrica iniziale affiancata poi da una più calda acustica, e la voce dell’unica componente donna della band a scaldarti il cuore nelle piovigginose serate autunnali. Anche la copertina dell’album riporta alla mente il freddo e le foglie secche dei mesi freddi dell’anno. Ma i Verily So sapranno scaldare meglio delle (odiose) copertine in pile colorato. Loro sono Marialaura, Simone e Luca e in attesa di scoprire il loro concerti più vicino a me, vi auguro un buon ascolto."

"Esordio molto interessante quello dei toscani Verily So, trio del tutto atipico che ruota attorno alla voce di Marialaura Specchia, chitarrista, all'occorrenza batterista alla Moe Tucker e cantante dotata di una voce traditrice, di quelle che in un primo momento appaiono soavi quanto una Hope Sandoval spiritata, ma che acquisiscono spesso i toni spigolosi di una certa Pj Harvey. La seguono Simone Stefanini e Luca Dalpiaz, chitarra e basso e all'occorrenza voce. Il trio attinge a piene mani in un dark-folk che passa dalle parti di Mark Lanegan (Ballad, cantata a due voci, sembra proprio uno dei suoi brani in compagnia di Isobel Campbell) a echi di Mazzy Star (la bella e suggestiva apertura di Wax Mask). Innamorati delle elettriche un po' acide da Paisley Underground anni 80, unite a molto del folk indipendente di quet'ultimo decennio, i tre offrono dieci brani già molto maturi e convincenti, soprattutto nelle costruzioni armoniche (ascoltate il crescendo... (segue link)"

"Una suadente e “sporca” grazia folk: contagiosa ed affascinante. Questa è la “verità” che emerge chiaramente dal debutto omonimo dei Verily So, band proveniente dalla provincia livornese con alle spalle un demo di circa un anno fa che già faceva intuire buone cose. Con l'aggiunta del bassista Luca Dalpiaz al nucleo originale composto da Simone Stefanini e Marialaura Specchia, il trio è andato ben oltre le più rosee aspettative. Senza strafare: è questo il valore aggiunto dell'album. ... (segue link)"

"I Verily So sono un giovane trio toscano, vengono da Cecina e nascono alla fine del duemilanove. Simone Stefanini e Marialaura Specchia cominciano a suonare nei locali come duo per diventare un trio l'anno successivo con l'arrivo di Luca Dalpiaz (già nei Maraiton, a noi tanto cari). Il disco in questione, uscito per Inconsapevole Records, contiene dieci poetiche canzoni che altalenano tra il rallentato folk della prima traccia, Wax Mask e il suond un pò più ritmato che caratterizza Ordinary Minds. Ascolto interessato, tutto proteso. Ed è proprio qui che vengo folgorato. A colmare quella distanza emotiva che c'è tra una canzone che ti piace canticchiare e quella che la vorresti abbracciare per non farla mai più allontanare, ecco, arriva Of Stars. Poco dopo il primo minuto, all'attacco del ritornello. In quel preciso istante mi sono innamorato dei Verily So... (segue link)"

"Viene da Cecina, Toscana, il terzetto celato dietro il nome Verily So. Appena un album alle spalle e ora un disco senza nome dal forte sapore esterofilo che li consacra come una delle inaspettate rivelazioni di quest'anno. Nati come duo voce e chitarra dall'incontro tra Maria Laura Specchia e Simone Stefanini, con l'aggiunta di Luca Dalpiaz al basso (già nei Maraiton) la band prende forma compiuta, destreggiandosi tra venature folk dal forte accento cantautorale miscelate a slanci chitarristici di pura intuizione Pixiesiana e wave nebbiosa, melanconica e struggente. Da scartare c’è veramente poco. Ogni singolo episodio incornicia attimi senza tempo in cui tenerezza e sensazioni ferali si muovono di pari passo tra disincanto e arrendevolezza (Wax Mask). Rimembranze del passato (Johnny Cash, Patty Smith, Jesus And Mary Chain) e citazioni del presente (PJ Harvey, Arcade Fire)... segue link"

"La prima cosa che mi preme sottolineare è quanto, quasi tutte le recensioni che ho letto su di voi , sottolineassero il fatto o meglio si domandassero se la vostra provenienza fosse proprio l’Italia. Ora ho la possibilità di chiedervelo di persona…siete italiani(o alieni?)? Siamo italiani di provincia. Appurato che siete italiani(…di provincia), riuscite a collocarvi in qualche modo e da qualche parte, nella scena musicale italiana? Ai margini, come tutte le band medio piccole a cui vengono proposti concerti in ristoranti e pub. In Italia vanno, se non si fosse capito, i raccomandati, le cover band e le vecchie glorie. Ho notato come anche in Italia, in questi anni, vi sia una riscoperta del folk di matrice americana(anche se le vostre influenze sono più ampie e varie), come vi spiegate questo fenomeno? Secondo me è l’ultimo straccio di sogno americano, quello senza glitter, quello della gente di strada che canta. E’ lo spiritual contemporaneo, di quelli cresciuti con

"Dopo aver rotto il ghiaccio con l’EP d’esordio “Just a Demo” questi tre polistrumentisti arrivano alla pubblicazione del primo full-lenght omonimo, uscito alla fine del 2010, un lavoro che dietro la sua apparente semplicità nasconde una vena melodica ed intimista in grado di colpire l’ascoltatore suscitando in lui forti emozioni. Dunque abbiamo melodie sognanti, intrecci vocali sempre ben strutturati, atmosfere avvolgenti, elementi che non reinventano un genere ma catturano l’attenzione grazie ad una qualità d’esecuzione elevata che dona un certo sapore d’internazionalità al tutto. Contaminato talvolta da qualche influenza più “dark” il sound proposto dal trio consiste in un alternative-rock dalle tinte folkeggianti, quasi grunge quando le chitarre alzano il tiro, ma comunque nel complesso sempre elegante e raffinato, proprio come artisti del calibro di Thom Yorke, Patti Smith e Pj Harvey apprezzerebbero.... segue link"

"L’ omonimo esordio in full-leght dimostra lo spessore dei Verily So, che in “direzione ostinata e contraria” si misurano con un genere che nel Belpaese ha difficoltà a rimanere impresso nella mente dei radioascoltatori della mattina, eppure per chi ne capisce qualcosa, è innegabile intravedere la grande voglia di comunicare di questo trio che canta e suona col cuore. Lo schema compositivo è spesso scarno, semplice ed appunto per questo genuino, in ballate che difficilmente sforano i 3-4 minuti; eppure vi è concentrato tutto il succo di cantastorie, emozioni e pensieri liberi che la band racconta con grande enfasi e passione... (segue link)"

"Ognuno di voi potrà scegliere le preferite, ma siamo certi che di fronte ad "Ordinary minds" (brano che la Patti Smith di cui sopra non scrive da anni), "Guns on fire", "When I end and you start" e l'intensissima "Summer 89" (un'ipotetica b-side del singolo "This mess we're in", intestato a Pj Harvey e Thom Yorke), non potrete opporre alcuna resistenza. Loro parlano di "folk brutale", ma quest'album é invece un'altra di quelle (belle) conferme che le classificazioni spesso non bastano a rendere appieno la complessa sfera emozionale generata dall'ascolto di un'opera d'arte. Se solo la 4AD avesse orecchie anche sul suolo italico, il trio oggi avrebbe già un contratto discografico "di peso", senza fare alcun torto a band ben più blasonate e sulla scena da molti anni. Da queste colonne facciamo il tifo per loro e ci auguriamo succeda presto qualcosa di grosso. Per quanto sentito finora, se lo meritano ampiamente."

"Vi piaccia o no “in verità è così”. Il trio toscano debutta splendidamente con un album che si inserisce a testa alta nella non foltissima pila dei CD “best of 2011 made in Italy” per quel che riguarda gli ascolti del sottoscritto. Dieci brani che il cuore mi suggerisce appartengono ad una cromosomica influenza giunta dal pianeta Galaxie 500 e proseguita su territori dreamgaze, ma senza eccessive saturazioni a nascondere varie incapacità compositive, ma anzi con un’eleganza di esecuzione davvero da applausi ed un risvolto emozionale a cinque stelle. Probabilmente la formazione triangolare aiuta la riuscita di un disco d’altri tempi (mai) andati che i Verily So sembra abbiano curato in ogni piccolissimo particolare.... (segue link)"

"Sono in tre (Marialaura a voce, batteria e chitarra; Simone a voce, chitarra e batteria; Luca a basso, voce e batteria) e vengono dalla Toscana, ma potrebbero arrivare anche da un altrove di ceppo anglosassone e muoversi tra praterie da vecchio west e lande desolate del nord europa. Il loro nome lo mutuano dall'inglese arcaico e sta a significare :”in verità è così”. E di arcaico sanno le loro composizioni, di tradizione intrisa di polvere e ruggine, tra Calexico, Anna Calvi, Hugo Race, Lisa Germano, Nick Cave e Wilco, giusto per dare delle coordinate spazio temporali che già rimandano a mille altri piani spazio temporali.... (segue link)"

"-Parliamo un pò della genesi del progetto. Come nasce e da quali esigenze ? SIMO:Siamo nati dall'esigenza di suonare in modo semplice. L'incontro con Marialaura è stato la spinta decisiva, dalla prima volta che abbiamo cantato insieme c'era qualcosa di magico al quale non eravamo abituati. Da quando è arrivato Luca le cose si sono fatte serie, siamo diventati un power folk trio! -Il nome "Verily So" (In verità è così) immagino stia a descrivere l'estetica del vostro progetto, come la semplicità e onestà degli ideali fatti musica. In che rapporti siete voi membri ? Come nascono le canzoni dei Verily So? SIMO: Siamo molto amici. Io e Luca siamo più navigati, veniamo entrambi dall' hardcore, per Mari è la prima vera esperienza in una band. Di solito chi scrive una canzone poi la canta, anche se le nuove composizioni le stiamo scrivendo insieme. Viene tutto naturale, non ci diamo limiti di stile. -Come mai la scelta della lingua inglese? Pensate sia ... (segue link

"Appuntatevi bene in testa questo nome, Verily So, incollatevi al cuore questo disco senza nome e fate di questo talento di bellezza il vostro talismano musicale, la vostra personale pista di lancio per decolli mentali su altitudini e batuffoli ventosi. Il trio di Cecina (Livorno) non conosce l’economia delle emozioni, e tantomeno noi quando lo stato d’animo di chi li ascolta è sorpreso dalla portata talentuosa che esso trasporta con le sue canzoni, le sue malinconiche storie dietro quel filo folk che gattona sotto sotto come una discreta ansia d’amore tradita per una diradante nebbiolina wave. Cantato in Inglese tanto da confonderne la vera nazionalità, il disco crea subito immensi problemi su cosa scegliere di bello; qui tutto è bello, nulla da scartare né da mettere in secondo piano, un piacere sonico da grandi numeri pronto per l’aria internazionale che emana a quattro polmoni; piacciono gli scambi di “battute” vocali tra le tre voci in controcanto... (segue link)"

“‎"Verily So. Streaming integrale A sentirli non sembrano per niente italiani: fanno folk, con le distorsioni che tagliano e gli sguardi lunghi all'orizzonte. Una scoperta, delle migliori. Tutto il nuovo disco in streaming esclusivo."”

"1) I Verily So secondo la biografia ufficiale nascono nel 2010: in principio erano Marialaura e Simone, ma la band pubblica il primo disco solo dopo l'arrivo di Luca. Io vorrei sapere cosa c'è stato prima del gruppo. Avete vissuto percorsi diversi o piuttosto simili? e intorno a cosa vi siete incontrati? Simo: Mari era una cantautrice solista, io e Luca suonavamo hardcore. Dopo l'esperienza Desing e l'amore viscerale per la formula "chitarra + due voci mischiate alla perfezione", contattai Marialaura per provare questa direzione, che funzionò in modo naturale, da subito. Abbiamo suonato per un anno in giro, ovunque, dal busker in strada al locale chic terribile, rodando il duo con cover (Damien Rice, Swell Season, Velvet Underground, Iron & Wine, Portishead, Jesus & Mary Chain, Arcade Fire… Tipo jukebox umani) e primi pezzi originali. Poi l'antica ... (segue link)"

"Dal momento in cui ho accennato un ascolto del loro primo lavoro, c’è stata solo una parola in grado di descrivere il modo in cui mi son sentito: “spiazzato”. Non me l’aspettavo, lo so che sono confessioni da non farsi, ma è così. Perché va bene essere bravi, ma il talento all’improvviso è sempre qualcosa che non puoi aspettarti e poi, diciamocelo, mi sono innamorato appena ho sentito Wax mask. Tengo a precisare che mi sono innamorato sia della canzone, in assoluto nella mia personalissima top five delle canzoni scoperte quest’anno!, sia della voce di Marialaura la cui profondità è da brividi. La musica dei Verily so è così accogliente che quasi ti fa desiderare che arrivi l’inverno per poterli sentire sotto le coperte davanti a un caminetto scoppiettante, (quasi, ché io amo l’estate e nonfacciamoscherziperfavorechesiamoadagosto,grazie!). L’emotività dei testi, la miscelazione perfetta delle voci, il folk che si sporge sornione quasi a completare la miscel

"Avremmo potuto iniziare questa recensione con qualche frase ad effetto tipo “Se questo disco fosse stato prodotto in Inghilterra…”, oppure così “Se solo i Verily So fossero nati negli USA…”. Ma non ci va di giocare a questo gioco trito e ritrito. Per cui ve ne proponiamo un altro. Non vi diciamo né chi sono, né da dove vengono e vi invitiamo solo ad ascoltare la loro musica. Che poi è quello che si dovrebbe sempre fare. Lasciare spazio alle note, soavi, delicate, ricercate, che ispirano immaginazione e libertà di pensiero e movimento. I loro album d’esordio è quello di un gruppo già maturo, pronto per calcare palchi importanti e per affrontare la ribalta internazionale con la sicurezza di chi sa quello che fa. Che poi è suonare, nel migliore modo possibile. Disegnando in soli 33 minuti arcobaleni folk di incommensurabile bellezza e drammatica epicità... (segue link)"

"Verily So, sognatori pratici e trascinanti nel loro incedere leggero e piacevole, con qualche traccia dei Low e dei Pixies più facilotti senza rumorismi ma sopratutto con tanto indie tout court a confezionare un album cantato in inglese e di tutto rispetto per gli amanti delle sonorità in questione. Ascoltatevelo su bandcamp dove i ragazzi hanno caricato anche un omaggio ai Radiohead"

"L'album di debutto sembra voler mostrare al mondo intero che gli italiani saranno anche stati bravi nel melodramma, nel cantautorato, nella musica melodica... MOBBASTA PERO'. È giunta l'ora di togliersi tutti codesti appellativi e fare del sano rock indipendente. E quindi via alle atmosfere shoegaze, con espliciti richiami alla new wave (vedi The Jesus And Mary Chain, Echo And The Bunnymen), agli ambienti folk dal sapore nostalgico e ai tamburelli intimisti che suggeriscono il "si stava meglio quando si stava peggio". Lingua inglese di rigore, usata bene. "Ballad" è quasi un omaggio al lavoro di artisti del calibro di Nick Cave e Tom Waits, con quel mischiarsi di voce maschile e femminile in un impasto denso e tragicamente emotivo, benché il finale ricordi la gallagheriana "The Importance Of Being Idle". Le chitarre arpeggianti e i cori spettrali ("Guns On Fire") funzionano sempre."

"Un disco dal sapore internazionale che a stento lascia presagire la provenienza italica, complice anche una perfetta intonazione dell'inglese cantato. All'interno di questo lavoro vi è la miglior tradizione alt-folk, condita da richiami wave e distorsioni che trasportano verso atmosfere shoegaze. Dieci brani che attraversano la sfera emozionale intasandola di sensazioni e umori che si abbattono contro di noi penetrando a fondo e lasciandoci senza difese. Ogni brano è una perfetta didascalia sonora a quei pensieri che nascono, quando chiusi in noi stessi, cerchiamo attimi di riflessione e relax che sempre meno ci vengono concessi da una vita frenetica e intenta alla ripetizione di certe routine. In apertura già troviamo le sfumatore malinconiche di "Wax Mask" che narra dell' età del crepuscolo nella quale tutto ciò che vogliamo è andato perso. L'ottima sferzata di energia di ... (segue link)"

"Lo sguardo che si perde nella polvere alzata dai piccoli tornado di vento che scompigliano la tranquillità di quelle tipiche ghost town americane, dove vecchie case di legno dormono abbandonate nascondendo chissà quali storie e vite passate, l’udito è sordo ed incapace di cogliere rumori. I livornesi di Cecina, Verily So con le canzoni del loro debutto saprebbero infrangere quel silenzio creando un connubio musica-luogo perfetto. Gli spazi dilatati che emergono dal “dark” folk di canzoni come l’ipnotizzante Ordinary Minds, con la straordinaria voce femminile a disegnare malinconia nell’aria, come nell’apertura Wax Mask , dalla lenta andatura intimista o nella tensione creata dal crescendo di Guns On Fire. Quadri nostalgici e senza tempo anche quando irrompe la voce maschile in All I see is Gray , in Of Stars o quando le voci duettano in Ballad , una accorata preghiera western song del terzo millenio che piacerebbe al duo Lanegan/Campbell... (segue nel link)"

"Sound new wave misto a movenze folk e arrangiamenti forti uniti alla voce intensa di Maria Laura. Cantano in lingua inglese e sono italiani, sono in tre e si chiamano Verily So (Simone Stefanini, Marialaura Specchia, Luca Dalpiaz). Il loro disco d’esordio, Verily so, uscito alla fine del 2010 e “supportato” dall’etichetta discografica Inconsapevole Records, è un lavoro acustico tutto d’un pezzo. Dieci tracce orecchiabili e compatte, rese dinamiche dagli arrangiamenti che spaziano da suoni soft, acustici e per certi versi malinconici (When I end and you start) a suoni più forti e diretti (Summer 89). Atmosfere shoegaze e richiami wave sono le componenti fondamentali del disco, che tra le tante cose – è sempre meglio ribadirlo – è uno di quei dischi che sinceramente si ascolta spensierati, sdraiati su un qualsiasi prato. "

"In verità è così: questa la traduzione che si cela dietro i “Verily so”, band livornese dal forte sapore esterofilo che con il loro album uscito a fine 2010 ha conquistato il pubblico attraverso un perfetto incontro di sonorità folk , richiami wave e melodia intense che colpiscono dritte al cuore. Nonostante la componente acustica prevalga in tutto l'album, i brani risultano dinamici e si passa da “Ordinary minds” dove prevale la voce intensa e calda di Maria Laura accompagnata da un'orecchiabile melodia a “Of stars” che oltre a presentare una prevalenza di Simone alla voce, riporta alla mente suoni che potremmo ricondurre ad una sorta di Johnny Cash e consorte dei tempi moderni. Perfetto album da ascoltare in una stupenda giornata d'estate per lasciarsi trasportare all'interno di mondi rilassanti e allo stesso tempo riflessivi."

“Prendete una chitarra, due voci, una maschile ed una femminile, e un pugno di melodie. Condite con un’armonica a bocca, un’impercettibile sezione ritmica e qualche accenno di chitarra elettrica e piano. Impastate il tutto in una soluzione spiccatamente folk, che tocca Iron & Wine , Norah Jones e Laura Marling, prima di arrivare a Damien Rice e Swell Season. Ebbene, una volta fatte queste operazioni, otterrete i Verily So. Mai nome fu tanto azzeccato, nel rispecchiare la natura semplice ed efficace delle ballate folk del duo livornese. In effetti, il primo lavoro dei Verily So è un disco fresco ed energico, privo di sovrastrutture o pesi inutili di alcun tipo. Ne esce fuori una spontaneità e un tipo di solarità, che viene facile definire “estiva”. Un sole caldo illumina i dieci brani del disco, nei quali le voci di Simone Stefanini e Maria Laura Specchia, si intrecciano e si scambiano battute incisive sulle storie da loro o da altri sapientemente create. ... (segue link)”