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Marsch / Press

“È un progetto ambizioso quello che hanno intrapreso i Marsch nella realizzazione del loro primo album “Sul fondo delle acque”. Si tratta di undici brani che possono essere ricondotti al rock italiano alternativo, intessuto di armonie forti ed eleganti, che creano contrasti e dissonanze anche all’interno dello stesso pezzo. L’intento è quello di proporre al pubblico una riflessione quasi filosofica sul mondo che ci circonda, sulla società e in particolare sulle contraddizioni della vita. Possiamo affermare che il lavoro sia fine a livello intellettuale, ma non mancano i difetti dove voce, testi e musica vanno ad incontrarsi. Forse gli arrangiamenti musicali attirano troppo l'attenzione su di sé e non sono adeguati alla voce “leggera” e per niente aggressiva del cantante, che spesso si perde sopraffatta dagli strumenti, rendendo difficoltosa la comprensione delle parole, che però sono un elemento importante per apprezzare il disco.”

“Da assaporare fino in fondo il lavoro agrodolce dei Marsh, non monotono e alquanto piacevole. Un rock, a tratti cantautorale, oscuro ed elaborato. Un disco suonato molto bene e che mantiene la giusta elettricità anche nei pezzi apparentemente più tranquilli. Si respira aria di Marlene Kuntz, alle volte. Tutte e tre le tracce, "Loop Paura", "Morte Inattesa" e "La cena degli assurdi", sono ricche di sfaccettature e presentano un chitarrissmo lento e avvolgente che si alterna ad esplosioni più violente e noise con degli ottimi suoni di batteria e basso. Una voce morbida e calda, testi profondi, melodie piacevoli. Nulla di nuovo, però. Tutto già ascoltato. Solo una gran voglia di riappropriarsi di quella scena alt-rock che ha caratterizzato la musica italiana negli anni '90. Ceneri.”