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Gandalf's Project / Press

“Born in 2005 as a solo project of Marco Chiappini, it developed through the sounds and the years and now it is a prog rock/ambient duo with an EP out, called "Mind The Gap". If you like Pink Floyd, first Porcupine Tree and Nosound, you should check them! At first it was just Marco's hobby to write songs in order to express himself: rough instrumental tracks ranging from progressive rock to ambient and electronica. The three genres combined together are the sound of Gandalf's Project. An ethereal yet powerful soundscape to relax and dream on. Emiliano Pedruzzi, bass and 7 strings guitar man, delivers great riffs and lots of innovative ideas to the songs, bringing the mixture of genres even beyond. But words are useless, just listen to the songs and get your own opinions! :)”

Reverbnation / Power of Prog - Band Bio

“Gandalf's Project è un duo costituito da Marco Chiappini (keyboards, 6-string and 7-string guitars, bass guitar, drum programming, thoughts, ideas) ed Emiliano Pedruzzi (6-string and 7-string guitars, bass, blacksmithing). A dispetto del nome del gruppo, la loro musica è modernissima, per certi versi vicina ai primi Porcupine Tree, quelli più eterei e flolydiani.”

“Le citazioni tolkieniane in musica - prog e metal in particolare - sono innumerevoli e anche Marco Chiappini non si è tirato indietro di fronte al potere suggestivo di un nome come Gandalf. LA creatura del giovane musicista (nonchè collaboratore di Raven Sad ma anche di una vivace testata web come Unprogged), è un classico prodotto di one-man band. Tra rock sinfonico e new age dal taglio epico (con qualche vaga eco fusion e elaborazioni elettroniche), si muovono i sei brani di questo novello Gandalf, che immaginiamo a cavallo in lande sconfinate, terre che ispirano la sua musica così evocativa. ”

“...le sei tracce del suo primo demo si propongono di suggerire suggestioni variopinte, frammenti di paesaggio, più simili a bozze preparatorie per progetti a venire che a canzoni fatte e compiute. Così possono essere interpretati i pregevoli riflessi electro/ambient di “Imaginary Landscapes”, o le meno ispirate velleità prog metal di “Okonkwo’s Hut”. Anche fra gli echi orientali di “India’s Secret”, il brano più lungo della scaletta con i suoi sei primi di estensione, ci si trova innanzi a una peregrinazione strumentale almeno in parte svincolata dalla canonica forma canzone, gravida di potenzialità ancora da realizzare appieno...”

“...È un qualcosa di fondamentale, l’imprevedibilità. Soprattutto in un genere alchemico come quello del Gandalf’s Project, al secolo Marco Chiappini, in cui vengono alla luce sonorità e accostamenti piuttosto inaspettati, oltre che azzeccatissimi. A costruire lo spessore dei brani sono soprattutto gli arrangiamenti ricercati, le melodie intriganti sulla scia dei lavori più accessibili dei Tangerine Dream, e soprattutto certi stacchi dal sapore vagamente esotico. Esotico nel senso puro del termine: lontano, estraneo, che ci rimanda con la mente a luoghi indefiniti e sconosciuti...”