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Pure / Press

“tempi di profezie Maya di morte e catastrofi, verrebbe da chiedersi se questo concept album sia nato prima o dopo che queste notizie si diffondessero nel web. Quello che invece non c’è da chiedersi, poiché già chiaro al primo ascolto, è che con questo disco ci troviamo di fronte una gran bella band. Emiliano Dattilo (voce), Massimiliano Carocci (chitarra), Ennio Bettoni (basso), Valerio Pisciarelli (batteria) hanno “ ideato” un disco introspettivo, con un sound rock-melody particolarmente accattivante, influenze alla Depeche Mode e per certi versi ai Travis (nei brani più commerciali). Prima nota di merito per il packaging: ottimo, sia nella grafica che nei materiali. Passando ai brani, “Awake” funge da intro: apripista di quel che sarà, un disco denso d’emozioni, forse a tratti fin troppo melodici a dire il vero. “Escape” è un gran pezzo, due voci e percussioni sensuali. “Tears” è melo-romantica (per l’appunto), commovente, un brano di quelli che reput”

“Epica, anni Ottanta, voli pindarici, universi arredati da una sensibilità wave; tutti ingredienti che fanno parte del bagaglio musicale dei romani Pure qui con l’esordio “Love after the end of the world”, un disco che mostra molto coraggio nell’osare una “cosa di suono” fuori dalle logiche d’ascolto odierne, ma appunto per questo apprezzabile e generoso per uno stile che ha dato molto nelle decadi passate e che i nostri riportano all’ascolto come a ribadire che la centralità pop-rock di estrazione lounge-wave è sempre pulsante, illimitata. Undici tracce che raccontano – in maniera onirico reale – il finisterre del mondo, di tutte le sue logiche, il rifiuto di esserne inquilino e la voglia ancestrale di rinascere altra cosa, in un susseguirsi di scalpiccii progressive, ariosi, di alta verticale vocale e d’insieme, di sicuro appassioneranno vecchi ed incalliti estimatori del genere, specie nella voce che ricorda molto – in certi frangenti - Demis Roussos deg”

“Nati a Roma nel 2007, i Pure esordiscono nel 2009 con l'album Through My Eyes, distribuito solo presso gli store digitali e dopo un riassestamento nella line-up ad inizio 2011 hanno date alle stampe a marzo il loro secondo parto discografico: Love After The End of The World. Musicalmente difficili da decifrare in un solo genere, i Pure offrono all'ascoltatore un rock con tinteggiature progressive (non a caso è un concept album dagli ampi inserti elettronici e stilisticamente molto vicini, per fare un confronto, ai 30 Seconds to Mars. A livello compositivo il quartetto capitolino sembra avere le idee chiare: la release offre dei buoni spunti melodici e dei refrain ben eseguiti (come nel caso dell'opener "Awake") e mostra una grande cura per le seconde voci, i cori e controcori.......”

“La band romana ritorna sulla scena con un secondo album ufficiale. Si tratta di un concept album ispirato alla profezia maya sulla fine del mondo che vuole tentare di racchiudere in se il concetto dell'amore e della fragilità del mondo stesso. Argomenti non proprio così scontati e facili da raccontare ci verrebbe da dire. I Pure tentano l'impresa con questi 11 brani dal suono un pò d'avanguardia e un po a cavallo tra la fine degli 80 e i 90, il tutto con una chiara propensione alla melodia ed alla forma canzone da mainstream internazionale . Si raccontano storie dunque, ed in lingua inglese. L'utilizzo dell'idioma internazionale non deve però portarci nell'errore di non prestare la giusta attenzione ai contenuti testuali, di discreto valore soprattutto in un paio di episodi (Tears, Rain, Across the time). Il suono è spesse volte acustico, molto elegante; la chitarra acustica è molto più in prima fila di quanto ci si aspetterebbe.....”

“Il primo disco dei Pure, band romana formata da Emiliano Dattilo (voce), Massimiliano Carocci (chitarra), Ennio Bettoni (basso), Valerio Pisciarelli (batteria), è innanzitutto un bel disco da vedere e maneggiare, un art work davvero molto bello. E sono da apprezzare anche musicalmente: l’idea, nel 2012 di scrivere un concept sulla fine del mondo è perfettamente “sul pezzo”, inoltre la band suona molto “anni 80”, e la cosa non può che incuriosire. Che l’umanità sia da sempre affascinata dal concetto di “fine dei tempi” è cosa risaputa e studiata, fa piacere vedere come sia un argomento così difficile quello scelto dai Pure per intraprendere questa “storia” che ci conduce all’interno di Love after the end of the world......... ............Un disco davvero molto interessante, procuratevelo se potete. ”

“Opera seconda per i Pure, quartetto romano che esce con “Love after the end of the world (Bulbartworks, 2012), un concept album raro da trovare ai giorni d’oggi, dedicato alla profezia maya sulla possibile “fine del mondo” del 21/12/2012. Un disco che potrebbe tranquillamente uscire per il mercato anglosassone, e lo dico con tranquillità e sicurezza. Il lavoro di Emiliano Dattilo (voce), Valerio Pisciarelli (batteria), Ennio Bettoni (basso), Massimiliano Carocci (chitarra) è davvero rimarchevole, un sound qualitativamente eccelso, che ci porta verso lidi lontani. Tra i Depeche Mode degli anni di Violator e gli Him, la calda e linda voce di Emiliano ci trasporta con dolcezza sulle belle melodie che compongono gli undici brani. “Awake” si apre con un intro pinkfloydiano, “The Light” mette a pieno lustro le capacità vocali intense del cantante. “In the dark hour” è un singolone, di quelli da ascoltare e riascoltare continuamente. A tratti mi ricordano i Dream Theat”

“Un concept album onesto, con buona tecnica e di una romanticità infinita. Undici brani com undici capitoli di un romanzo che narra di come il mondo sfiora la sua fine per poi rinascere attraverso gli sforzi, i buoni propositi ed i buoni sentimenti. Sound delicato, mai banale e soprattutto accattivante. Brani come “Fireflies” e “In the dark hours” sono orecchiabili fin dal primo ascolto,li definirei quasi prepotenti. Predominante l’uso della chitarra acustico e del piano, il chè rende, come si diceva, quasi tutte le tracce estremamente dolci e dal sapore romantico. Melodie d’oltreoceano, alla Depeche Mode, con influenze psichedeliche in alcuni brani come “Escape”. Un buon lavoro, ben ideato e concepito e soprattutto eseguito alla perfezione. Ottima la voce di Emiliano Dattilo, incisive le percussioni di Valerio Pisciarelli. “Tear” è un capolavoro di intenti dove i riff sanno dare il giusto gusto retrò ad una traccia dalle forte po”

“Recensire un concept album prog per un appassionato dell'epopea del genere è sempre un piacere. E bisogna ammettere che, con i romani Pure, il lavoro risulta ancor più agevole ed appassionato. Partendo dalle atmosfere, che ci riportano indietro di un ventennio, in piena epopea eighties. Ovviamente molti gruppi, tra quelli rimasti e ancora attivi (Depeche Mode, Him) e quelli nati da poco, ma figli del revival dell'epoca (Editors su tutti) hanno influenzato la musica dei quattro ragazzi romani. I Pure ci regalano undici brani prodotti magistralmente, un disco qualitativamente superiore a molte autoproduzioni contemporanee. I brani, da "Awake" a "Escape", da "The Light" ad "Ash in the wind", sono piccole gemme da seguire una dietro l'altra, Un disco piacevole, molto ben curato, una storia interessante da seguire per un gruppo che, giunto alla seconda uscita ufficiale, sembra perfettamente maturato e pronto a spiccare il volo verso lidi lontani.....”

“Il genere non è tra i miei preferiti ma i Pure hanno fatto un buon lavoro riallacciandosi ai canoni estetici del prog: il concept album, l'orchestrazione, con i nuovi temi sviluppati di recente da Muse e 30 Seconds to Mars: la fine del mondo, l'apocalisse, ecc. Brani ariosi e potenti di sicuro impatto radiofonico. In “Escape” si sentono influenze anche di David Bowie. Posso dire che la musica è sicuramente al parte forte del disco, considerando in questo insieme anche la voce del cantante, molto bella. I testi, sia per il cantato in inglese che per la complessità del concept sono meno immediati. Penso che dal vivo l'impatto del gruppo renda molto meglio dell'ascolto su disco, L'album descrive la scelta che gli uomini sono tenuti giornalmente a fare (riprendendo Sartre: siamo condannati ad essere liberi), la caduta nel peccato e la conseguente Apocalisse per poi, superato il momento di crisi, gioire della rinascita in un mondo migliore.... ”

“Un vero e proprio concept album: 11 tracce che rappresentano un corpo unico, una sorta di romanzo a ritmo di note che tratta di una tematica di grande attualità come la possibilità della fine del mondo inteso come noi lo conosciamo. “Love after the end of the world” è composto da tre momenti cruciali: gli uomini scelgono tra il bene e il male, l'apocalisse e la salvezza delle anime buone, la nascita di un nuovo mondo ripopolato dagli spiriti puri e finalmente libero da ogni odio. Ma non si tratta di una catastrofe fine a sé stessa: qui si vuole indicare, anche metaforicamente, come sia necessaria un’apocalisse prima di un momento di rinascita. Non una morte ma un momento di passaggio, un percorso che dalle tenebre in cui siamo caduti, attraverso le scelte giuste, ci riporterà alla luce. ”

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