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Paolo Apollo Negri / Press

“Cobol is an outstanding production & a well arranged album that brings back memories from UK's Acid Jazz releases back in the late 80's early 90's and blaxploitation soundtracks from the 70's , just brilliant! ”

“Negri è uno che sa dove mettere le dita, con buon diletto della sua donna e di noi che stiamo qui a lasciarci meravigliare da questo nuovo fantastico giro intorno al mondo. Che è il suo e che ormai anche un po’ il nostro. "Cobol" è lo ieri (Mouth of the gun), l’oggi (Turn Right) e il domani (Into the sky) del jazz acido. E’ la convergenza tra Brian Auger (Love Gambler), Mother Earth (Talk to me) e gli Air (King and queen in a castle made of sand). Paolo Negri non è più un musicista. Paolo Negri è un’ intera orchestra.”

“Sulla scena, The Link Quartet del funambolico Paolo “Apollo” Negri, organista che nel corso degli anni si è fatto interprete di una eredità variegata e sontuosa, danzereccia e scanzonata ma con radici nobili e repertorio sopraffino, eseguito con verve da folletto, straordinaria perizia musicale e la padronanza scenica di chi ormai gravita da anni in un’orbita internazionale, fra Stati Uniti, Parigi e Londra, dove Paolo “Apollo” Negri è popolarissimo, tanto da far dire a un dj autorevole come Craig Charles della BBC che in un’eventuale scelta fra Paolo e James Taylor avrebbe qualche dubbio”

““Cobol” (per la mitica Hammond Beat Records dell’immenso Kahlil Breithaupt) è un lavoro sorprendente, affascinante, nuovo, che non assomiglia a nient’altro in circolazione. Un album da ascoltare più volte per essere pienamente compreso e assimilato. Un lavoro difficile, complesso ma originale, personalissimo, inimitabile. ”

“Released at the end of 2011, Cobol catches Paolo in rare form performing an all original composite of instrumental music. With his swirling Hammond organ, grand piano and ‘70s style moog / synth edges, Paolo is like a one man sonic wrecking crew.”

“Piccolo rinforzo all'uscita di “Cobol”, questo 45 targato Hammondbeat ci porta una A-side con un Apollo inedito. Slow, immerso in un esperimento tra la psichedelia e certe atmosfere alla Air: il risultato è un suono raffinato raffinato e rilassato, in cui le percussioni circondano una melodia vocale che scivola via, e se ne va con una coda appena spruzzata di elettronica. La B-side, è uno strumentale acidissimo, in cui una trama di sytnh incrocia un cosmico solo di chitarra, per passare alla prossima stazione stellare, fatta di piano e bassi sintetici. Groove sempre ad altissimi livelli, naturale attitudine alla sperimentazione ed innata eleganza. Altro gioiello in nero vinile.”

“The best way to describe Paolo “Apollo” Negri’s performance style on A Bigger Tomorrow is simple: Jimi Hendrix on organ.”

“Quando si finisce l’ascolto si spera che “King And Queen In A Castle Made Of Sand” non finisca mai. E’ la giusta conclusione di un disco spaziale. Già, spaziale, perché è come addentrarsi nel cosmo. Non sappiamo se ci sia vita, non sappiamo se ci sia l’acqua o il fuoco, è un mondo sconosciuto. Ma è tutto talmente affascinante da lasciarci a bocca aperta affacciati all’oblò della navicella spaziale. E allora fatevi guidare dal comandante Apollo verso questo viaggio intergalattico.”

“Un linguaggio soniko sfaccettato e davvero universale quello praticato da Paolo, del quale vi approprierete immediatamente, senza sforzo alcuno.”

“Paolo in questo nuovo album sperimenta l'effetto delle sue dita su un numero di vecchi sintetizzatori analogici, arricchendo il vocabolario sonoro con nuovi “termini tecnici”. Il groove che il Maestro fabbrica insieme ai suoi musicisti ha la stessa sintassi, ma l'introduzione di questi nuovi elementi permette la definizione di una nuova semantica.”

“The vibe is tight and funky throughout – a blend of 60s and 70s instrumental modes, often with the feel of some lost soundtrack jams – the sorts of cuts that Quincy Jones or Lalo Schifrin might have penned for a movie score back in the day!”

“L'aspetto compositivo è davvero eccezionale! In mezzo c'è davvero di tutto: dalle chitarre ai bassi, dalle percussioni orientali e africane ai tuppe tuppe caleidoscopici, dalle magnifiche sonate in mellotron alle mixate in elettronica, dai cantati sgargianti ai dettati monolitici... insomma: un gran bel calderone. Il tutto è anche maniacalmente missato e montato in maniera magistrale(scusate le 5M). Ed è anche estremamente difficile non essere ammiccato da questo tipo di genere, adatto a tutti e per tutte le orecchie, che va dall'acid jazz allo space rock, dal funk all'elettronica.”

“This was my history reinvented by a man that clearly transcends time: a genius that tempts genius out of everyone that enters his orbit and can find the soul from the least obvious places. This is not a clever trick but rather an inherent gift exposed by his insatiable appetite for the heart of the groove (i.e. the meaning of life; spiritual transcendence, The Force™, etc.).”

Kahlil Breithaupt - Hammondbeat Records

“Apollo è uno dei musicisti italiani con minor provincialismo e maggiore apertura all'estero, lo conferma non solo il parterre di ospiti (i membri dei Flyjack ad es.) ma soprattutto l'incessante groove che domina indisturbato il disco. Al terzo lavoro solista Apollo non ha bisogno di dimostrare più nulla, la sua visione del funk è "conservatrice" ma non per questo passatista o fuori moda. E Love gambler uno dei più travolgenti pezzi che mani italiane abbiano scritto e suonato negli ultimi anni.”

“Groove e stile sono le parole d' ordinanza e il Link Quartet non manca un bersaglio. Dodici tiri, dodici centri, sti figli di puttana. Paolo Negri è il Re Mida che trasforma in oro l' avorio, il suo quartetto la più potente banda di trafficanti di zanne d' elefante.”

“Additionally, these guys have one of the meanest sounding Hammond organ players we've heard in a LONG time in Paolo "Apollo" Negri. Unsurprisingly, he rates Brian Auger as one of his favorite players. We can tell!”

“Paolo himself will be a familiar name to anyone frequenting the Hammondbeat site, having played for many years with the Link Quartet and, before that, prog trio Nice Price. Paolo is widely regarded as one of the finest Hammond players out there and, boy, does it show on this record! The Hammond A102 is a constant presence throughout the whole album, it's keys a blur under some lightning finger work. This can often lead other artists down the over jazzified road of musical wank, but Paolo's having none of it, with tasty considered solos, superbly written original tracks and some well chosen covers. This isn't just a collection of tasty grooves, this is damn good music too!”

“Paolo “Apollo” Negri si cimenta in questo lavoro solista al centro del quale, naturalmente, c’è il suo organo Hammond, che alimenta ben quindici canzoni (dieci firmate in proprio e cinque omaggi), in un dipanarsi di stili, influenze, che appare quasi un Bignami del suono popolare, sviluppato in chiave tasti d’avorio. Si va dal jazz al soul, al rock, alla fusion, con inserti di suoni latini e molto altro, il tutto sostenuto da uno stuolo di ospiti prestigiosi, anche internazionali (a testimoniare la stima di cui gode questo musicista), tutti pronti a dare un contributo costruttivo per riverire un suono vintage, che però mai come oggi – a sentire qualsiasi canzone in radio - appare attuale e vitale.”

“Le dita d'oro di Paolo Apollo Negri solleticano ancora una volta l'americana Hammondbeat, l'etichetta numero uno al mondo per quanto riguarda i suoni vicini all'organo Hammond. Questa volta Paolo si alza in punta di piedi e guarda ben oltre al groove “tradizionale” (quello che ha come padre Booker T, per intenderci), confezionando un album “direzionale”, con ampia libertà di movimento, breve e assolutamente “vigoroso””

“Un domani più grande: è quello che auguriamo a Paolo "Apollo" Negri. Uno dei musicisti italiani più produttivi e prolifici, che lavorano di più nell'ombra ma che - potenza della qualità e del talento - sono ammirati di più all'estero. Frizzante hammondista di Link Quartet e Wicked Minds, Apollo è inarrestabile: collabora con Ray Daytona, Modulo 5, Mastica, ma non trascura di coltivare una carriera solista che per la prima volta si esprime in "A bigger tomorrow".”