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Death SS / Press

“Ascoltando All in the Colors of the Dark – the Very Best of Death SS ci si rende conto, se mai ce ne fosse stato bisogno, di quanti riff – limitandomi a quelli - da Red Carpet del Metallo abbia concepito il gruppo marchigiano/toscano, a significare che la fama della quale gode oggi a livello mondiale non può e non deve far riferimento solo all’immagine piuttosto che all’immaginario scatenato negli ultimi decenni, ma si basa essenzialmente sulla qualità della musica, servita all’uopo in due curati Cd. ”

“Dal punto di vista qualitativo questo live 2008 è in assoluto un prodotto indispensabile per i fan dei Death SS, specialmente per tutti coloro (ben più di duemila) che quella sera erano sotto il palco dell'Alcatraz, rapiti da Steve e dalla magia che solo una grande band sa creare.”

“Augurandomi che il tempo di sigillare questo incredibile essere nella cripta che lo ha generato sia ancora molto lontano (smentendo, quindi, le allarmanti voci di un possibile imminente scioglimento!), non posso fare altro che esortarvi a fare Vostro “30 years of horror music” e la sua inquietante confezione … Vi porterete a casa un pezzo di storia della musica metal, per una volta orgogliosamente italiana.”

“Death SS: se davvero questo sarà il disco finale del vostro sinistro cammino nelle nebbie del metallo… mi mancherete tantissimo!”

“Un capolavoro malsano, ironico, affascinante e attraente.”

“PANIC è un disco appartenente alla nuova era della Horror – Music, ispirata e d’avanguardia, che fa guadagnare molti punti alla band, risaltando in maniera netta la creatività sprigionata dalle menti dei Death SS.”

“Una sperimentazione pienamente riuscita, dunque, questo "Do What Thou Wilt" per i nostri Kings of Evil, una virata stilistica che non delude affatto, una svolta che avrebbe portato col tempo i Death SS alla più che meritata fama internazionale, un'evoluzione che evitò allo Steve nazionale accuse di staticità e spostò il gruppo quasi all'avanguardia, il disco di una rinascita artistica che non scade nel ridicolo o nel già sentito e che aprì una nuova era in casa Death SS.”

“Un live album strepitoso, più un greatest hits che un fedele resoconto di una data qualunque dell’act toscano. Uscito originariamente per l’etichetta Contempo, dietro il monicker Sylvester’s Death (il logo originale creava in quegli anni non pochi problemi per l’export, nonostante le ripetute prese di distanza di Steve da qualsiasi legame con l’immaginario nazista), vede all’opera quella che nella memoria collettiva resta la formazione più amata dai fan, forte dei due axeman Al Priest e Jason Minelli (di lì a poco si ribattezzerà col nome di Steve nella prima incarnazione dei micidiali Node) e del fenomeno metronomico Ross Lukather. E su tutto un Sylvester che mostra una crescita tecnica sbalorditiva, abile nel mediare fra enfasi nera di settantiana memoria e moderno screamer heavy.”

““Heavy Demons” rappresenta il punto più alto della carriera dei Death SS a parere di chi scrive: abbiamo qui pezzi assolutamente convincenti e memorabili, brani che sono entrati a pieno diritto nella leggenda del gruppo fiorentino, nonché un notevole livello tecnico in tutti i componenti della formazione; in particolare è apprezzabile la prestazione del selvaggio drummer licantropo Ross Lukather e, ovviamente, del nostro vampiro Steve Sylvester, che offre una prova vocale decisiva per imporsi e confermarsi come ottimo screamer sul panorama Heavy Metal italiano e non solo. “Heavy Demons” è in questa prospettiva, secondo il recensore, IL disco dei Death SS da possedere assolutamente, ennesima riprova dell’altissimo livello qualitativo di certo Metal di casa nostra, ingiustamente rimasto relegato in un ambito underground.”

“Mi sembra scontato considerare "Black Mass" come uno dei migliori episodi della loro discografia e non credo di sbilanciarmi troppo se affermo che questo è un classico del metal tricolore. Da avere.”

“Un disco d'esordio fantastico, originale, non tutto uguale ma anzi che varia da una canzone all'altra, album che porta l'atmosfera della NWOBHM a casa nostra, in un'Italia che a fine anni '80, di metallo mastica poco (da noi l'Heavy arriva con leggero ritardo!). Un gruppo che ha contribuito a dare smalto ad un genere criticatissimo qui da noi ma che finalmente vanta dei grandi artisti, famosi più all'estero che qui. Quindi da comprare assolutamente (è uscita qualche anno fa la ristampa in cd con 2 bonus track come dicevo prima, l'altra è "Come to the sabbath" versione live N.d. Klaus) e un consiglio: da ascoltare al buio, fa più effetto!”