“percussioni dalle vibrazioni infinite, una linea di voce davvero inconsueta... un cielo melodico colmo di chitarre acustiche brillanti”
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Claudio Colombis, Beat Bop a Lula
“Quando Vieni è un disco che fa bene alla musica italiana. Onesto, semplice, diretto e ben concepito. Colpisce con la sua malinconica dolcezza, facendoci aprire la porta dell'introspezione e lasciandoci qui a riflettere su noi stessi”
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Francesco Cerisola, Music Boom
“Marcello Petruzzi fa parte di quella specie di musicisti ormai in via d’estinzione, quella dei cantautori con il dono di farti emozionare... la scoperta di nuove sonorità, naturalmente italiane”
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Andrea Murgia, Miusika
“riesce a sottrarsi abilmente dalla tentazione di eccedere sia in superflui virtuosismi nella scrittura che in pomposi arrangiamenti e barocchismi, tanto da conferire al proprio lavoro un aspetto piuttosto semplice, intimo e quasi dimesso”
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Roberto Maniglio, Storia della musica
“è una bella sorpresa... il disco procede al contempo con vivacità ed intimismo quieto e rassicurante.”
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Fausto Turi, Freakout
“Una vera e propria rivelazione. Il disco solista di un veterano dell'underground italiano è quanto di più bello ci si possa aspettare. Suonato in maniera invidiabile... con testi che non potrete fare a meno di cantare in continuazione. Ma soprattutto con undici belle, bellissime, canzoni”
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Federico Bernocchi, GQ
“non ha niente da invidiare a nessuno e potrebbe trovare un posto fra i nomi da ricordare di questo 2009”
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Antonio Garosi, Hate TV
“Uno dei migliori dischi italiani al momento.”
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FB, Beat Magazine
“impalcature desertiche... un disco così ben scritto e arrangiato è un’opera prima. Un lavoro compatto che unisce testi incisivi ad architetture musicali deliziose: consideratela la riscoperta di un certo modo di fare canzoni, chiamatelo cantautorato 2.0, ma non fatevelo sfuggire.”
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Giorgio Busi-Rizzi, Vitaminic
“un indiepop ottimamente suonato e ricercato... nulla è lasciato al caso... la migliore tradizione cantautorale... da Battisti agli Afterhours più orecchiabili... dimostrando di non voler eccedere nelle sonorità più aspre, che pur dimostra di apprezzare”
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Vittorio Lannutti, Kathodik
“cerca la propria vocazione nella sperimentazione... è un album che strizza l'occhio agli ascoltatori dal palato ricercato, che stufi dei soliti album tutti uguali sentono il bisogno di un disco cantautorale cantato in italiano dall'anima originale.”
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Redazione, Kdcobain
“Marcello Petruzzi è un cantautore, uno di quelli che il mainstream ci tiene nascosti... Finalmente un esordio idoneo a deliziare con qualcosa di incomprensibilmente difficile da raggiungere, la semplicità e il buon gusto”
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Giulia Palummieri, Live Rock
“n lavoro musicale ricco di esperienza, di un musicista che prima di fare musica ne ha ascoltata tanta, e che nel riscrivere ha cancellato tutte le sue conoscenze, concependo libertà sonora.”
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Valerio Rossi, Mescalina
“il cantato semplicemente efficace e mai stancante... un’opera dal suono acustico leggero ma allo stesso tempo sporcato da minimalismi noise... un progetto questo che fa ben sperare per un rinnovamento nel cantautorato Italiano ”
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Alessandro Mastrocola, Comunicazione interna
“spunti eretici e influenze ai margini del rock... indole canterburiana... un approccio giocoso alla sperimentazione che in Italia è stato fatto proprio da poche e sparute individualità autoriali... Una novità decisamente interessante, in un panorama mediamente asfittico e autistico”
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Alessandro Besselva Averame, Il Mucchio
“Uno a cui piace sperimentare sempre nuove strade... si muove dal folk per confezionare una forma cantautorale ricca di spunti particolarmente interessanti... giova eccome alla ricchezza degli arrangiamenti del lavoro disacografico che si fanno apprezzare e riservano sempre piacevoli sorprese”
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GS, Il Tirreno
“Undici foto di ricordi che non danno mai tregua, salti nel buio, scale da scendere e salire, illusioni realistiche che avvolgono, per una musica che raffredda, riscalda, incanta e allontana, distrae e attrae: contrasti fondamentali di un disco che si pone ‘a reazione' della tradizione”
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Annalisa Esposito, Whipart
“un concept sulle storie sospese... speriamo che di parole ne abbia ancora tante da scrivere, con la stessa delicatezza e lo stesso impatto di Quando Vieni”
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Anna Viganò, GlassHouse
“33ore è un grande talento che si pone nella scia della nuova generazione di cantautori italiani di questi ultimi anni e che il maistream finge di ignorare”
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Vladimiro Vacca, Lost Highways
“La canzone d'autore palesata attraverso un veicolo moderno e un linguaggio complesso ma fruibile. Marcello Petruzzi, un geniaccio bolognese... Quando la poesia sposa la sperimentazione”
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Ilaria Rebecchi, Indiezone
“Al centro di ogni pezzo il tempo, anche se non in forma diretta, ma protagonista con il suo dispiegarsi dolente e meraviglioso al tempo stesso, dispensando calci in culo e dolci carezze senza soluzioni di continuità”
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Giampaolo Cristofaro, Audiodrome
“l'eredità di Battisti... Tim Buckley e Nick Drake, insieme a Robert Wyatt... con la sicurezza del cantautore che alla parola affida anche la più tenue delle percezioni... Un ottimo e confortante primo disco da solista.”
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Micaela De Bernardo, LoudVision
“un percorso musicale tra i più avventurosi... una storia fatta di sofisticate frequentazioni sonore... una somma di esperienze... canzoni dal taglio marcatamente cantautorale e dall'attitudine spiccatamente indie e sperimentale... un profilo espressivo molto personale e intrigante. Fuori dal coro.”
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Elio Bussolino, Rockerilla
“Un altro nome fuori dal coro... 10 canzoni registrate in regime semiacustico all'insegna di una libertà espressiva e di una sensibilità poetica a tratti vicina a quella di Benvegnù (ma impegnato a suonare coi Karate)”
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NT, Rocksound
“Scatta fotografie sofferte e indolenti un po' da scuola romana, le parole prendono il sopravvento in arrangiamenti bizzarri, acidi, corali: "E avere voglia di piangere ora per quando mi mancherai davvero" al sax, vecchie valigie e sedie rotte. Qui per rimanere.”
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Enrico Veronese, Blow Up
“Dovessimo contestualizzare la musica di 33 ore, ci affacceremmo probabilmente sugli anni sessanta... rime di spessore su tablatures originali... strutture ariose della musica... disco di valore in un inizio 2009 a dir poco sorprendente.”
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Fabrizio Zampighi, SentireAscoltare
“Deliziosa scoperta... delicato e piacevole... gli argomenti più crudi con eleganza e tatto non comuni... la voce affascina, carezza l'ascolto e tocca il cuore... Una chicca dove nulla è fuori luogo ma tutto è profondamente intenso e cardiaco. Chapeau! ”
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Barbara Santi, Rumore
“Un disco che mi è entrato nel cuore, spero anche voi abbiate questo regalo, uno di questi giorni”
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Francesca Ognibene, SnaturaRock
“Con lo scorrere delle note riesci a vedere tutti quei personaggi e un po’ ti riconosci in loro perchè capisci che è tutto troppo vero: sono 11 tracce che contengono storie di solitudine, amore, malinconia, rabbia ed abbandono. Mi piace vedere questo disco come un quadro moderno”
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Ornella Benedetti, The Music Wanderer
“Undici soffi di suono... un disco che mantiene un discorso unitario esemplare. Una produzione perfettamente calibrata... che regala ad ogni ascolto qualcosa.”
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Rolling Stone Magazine